Background di partenza
Il networking è una di quelle parole che genera in me una reazione viscerale di fastidio. Non perché le relazioni professionali non contino - contano, eccome. Ma perché la versione prevalente di "networking" nel mondo tech - eventi affollati, cocktail con sconosciuti, LinkedIn post motivazionali, slide di presentazione per chi non conosci - è progettata per persone con un profilo psicologico molto specifico. Persone a cui piace conoscere molte persone nuove in poco tempo, che trovano energie nelle situazioni sociali, che sono a loro agio nel rendersi visibili in un contesto nuovo. Non tutti i developer sono così. Io non sono così.
Per anni ho interpretato questa incompatibilità come un problema mio. Come se la mia difficoltà con il networking tradizionale fosse una debolezza professionale da compensare. Col tempo ho capito che era una falsa premessa: il networking tradizionale non è l'unico modo per costruire relazioni professionali. È solo il modo più visibile, e quindi quello che viene raccomandato come default, senza considerare che funziona bene per una minoranza di persone e male per la maggioranza.
L'alternativa che ho trovato - quella su cui si basa questo articolo - è il networking via email diretta. Non email di massa, non newsletter, non campagne. Email individuali, scritte a mano per una persona specifica, su un argomento specifico, con un obiettivo preciso. Questo tipo di networking è silenzioso, non richiede di stare in ambienti socialmente densi, non richiede di fingere entusiasmo per persone che non conosci. Richiede solo la capacità di scrivere bene e di pensare a cosa vuoi comunicare - due cose che molte persone con background non-CS hanno già.
Questo articolo chiude il primo blocco io-narratore della serie. I prossimi articoli introdurranno casi reali di persone che hanno fatto la transizione da background diversi - giurisprudenza, matematica, economia, filosofia. Ma prima di entrare nelle storie degli altri, volevo chiudere con questo tema: il networking, perché è uno degli argomenti su cui ho ricevuto più domande e su cui la narrativa prevalente è più distante dalla mia esperienza.
Difficoltà tipiche
Le difficoltà nel costruire una rete professionale per chi viene da background non-CS sono specifiche e vale la pena nominarle con precisione.
La rete esistente non si trasferisce
Chi ha lavorato per anni in un altro settore ha una rete professionale consolidata in quel settore. Quella rete non si trasferisce automaticamente al mondo tech. Ci sono eccezioni - un ex-collega giurista che è passato al legal tech, un contatto dell'economia che ora lavora in una fintech - ma nella maggior parte dei casi, la transizione al tech significa ricostruire la rete professionale quasi da zero. Questo è scoraggiante e viene spesso sottovalutato.
L'unica buona notizia in questa difficoltà è che il mondo tech è relativamente piccolo rispetto ad altri settori - soprattutto in Italia - e che le connessioni con maintainer di progetti open source, contributor attivi di community, e developer che scrivono online sono più accessibili di quanto sembrino dall'esterno.
LinkedIn non è il canale per tutti
LinkedIn viene raccomandato come il canale principale per il networking professionale nel tech, ed è effettivamente dove si trovano la maggior parte delle offerte di lavoro e dei recruiter. Ma c'è differenza tra usare LinkedIn per cercare offerte di lavoro (utile) e usare LinkedIn come strumento di networking attivo con sviluppatori che si vuole conoscere (molto meno efficace di quanto si pensi).
Il problema di LinkedIn come strumento di networking è il rumore: la piattaforma è sovraccarica di contenuti, le connessioni avvengono con un click senza una ragione specifica, e i messaggi InMail hanno tassi di risposta bassi perché sono percepiti come spam. Per costruire relazioni professionali significative - del tipo che porta a opportunità reali, mentorship, o referral - LinkedIn è spesso il canale sbagliato.
Gli eventi di networking sono ottimizzati per gli estroversi
Gli eventi di networking tech - meetup, conferenze, hackathon, aperitivi di settore - sono progettati attorno a un modello di interazione che funziona bene per le persone che trovano energie nelle situazioni sociali dense. Per chi non funziona così, questi eventi producono un effort alto per un ritorno basso: si torna a casa esausti, con un mazzo di biglietti da visita di persone che non si ricorderanno di te domani, avendo avuto sei conversazioni superficiali di tre minuti ciascuna.
Non sto dicendo che gli eventi siano inutili. Alcune persone trovano connessioni reali e preziose agli eventi. Ma se non sei tra quelle persone - se esci dagli eventi più esausto di quando sei entrato e senza relazioni significative - vale la pena esplorare strategie alternative invece di continuare a fare qualcosa che non funziona sperando che alla fine funzioni.
L'assenza di "porte di accesso" evidenti
Nel networking tradizionale di altri settori, le porte di accesso sono spesso chiare: vuoi conoscere qualcuno nel diritto, vai a una conferenza di diritto. Vuoi conoscere qualcuno nella finanza, vai a un evento del settore finanziario. Nel tech, le porte di accesso per chi viene dall'esterno sono meno ovvie: non sai dove stanno le persone che vuoi conoscere, non sai come presentarti credibilmente, non sai quale canale usare.
L'email diretta risolve questo problema: cerchi online la persona che vuoi contattare, trovi il suo indirizzo (spesso pubblico sul loro sito personale o profilo GitHub), e scrivi. Non ci sono intermediari, non ci sono door policies, non ci sono eventi a cui devi essere invitato. L'accesso è diretto e democratico - qualità rare nel networking convenzionale.
La sindrome della falsa connessione
Una difficoltà più sottile del networking tradizionale è quella che chiamo "sindrome della falsa connessione": la sensazione di aver fatto networking quando in realtà hai solo accumulato contatti. Hai partecipato a un meetup, hai scambiato biglietti da visita con sei persone, hai accettato le loro richieste di connessione su LinkedIn. Due mesi dopo non ricordi i loro nomi e loro non ricordano il tuo.
Le false connessioni sono più dannose delle non-connessioni, perché creano l'illusione di avere una rete mentre in realtà non si ha nulla di solido. Quando arriva un momento in cui avrei bisogno di quella rete - una referral, un consiglio su un'azienda, un'introduzione a un recruiter - scopro che i contatti accumulati non portano a nulla. Questo produce frustrazione e la convinzione errata che "il networking non funziona". Non funziona così. Funziona diversamente.
Cosa ha funzionato (Federico)
Il networking via email diretta che ho praticato nel tempo si basa su alcune pratiche specifiche che hanno prodotto risultati consistenti. Non sono tecniche di persuasione - sono semplicemente il modo in cui si comunica in modo rispettoso e genuino.
1. L'email come strumento di valore, non di richiesta
Il primo principio del networking via email che ha cambiato i miei risultati è semplice: scrivi email che offrono qualcosa, non che chiedono qualcosa. Il 90% delle email di networking che la gente invia sono richieste travestite da connessione: "Posso farti una domanda?", "Mi daresti un consiglio?", "Hai 15 minuti per un caffè virtuale?". Queste email producono pochissime risposte, perché chiedono tempo ed energia a qualcuno che non ti conosce e non ha ragione di darlo.
L'alternativa è invertire il flusso: invece di chiedere, offri. Hai letto un articolo della persona e hai trovato un errore o un'imprecisione? Segnalalo gentilmente. Hai usato un loro tool open source e hai trovato un bug? Apri una issue su GitHub e poi scrivi per avvisarli. Hai trovato un articolo su un tema che stai studiando e che pensi possa interessare loro? Condividilo con una riga di contesto sul perché lo stai condividendo.
Le email che offrono valore - anche minimo, anche piccolo - hanno tassi di risposta molto superiori alle email che chiedono valore. E le risposte a queste email sono il punto di partenza di relazioni reali.
2. La specificità come forma di rispetto
Una email vaga è una email irrespettosa. "Ammiro il tuo lavoro" non dice nulla di specifico. "Ho letto il tuo articolo su X e la parte in cui descrivi Y mi ha fatto capire Z, che non avevo capito prima" dice qualcosa di molto specifico - dice che hai letto, che hai capito, e che quello che hai capito ha avuto un impatto reale. Questo tipo di email richiede più lavoro di scrivere (devi aver davvero letto l'articolo e pensato a cosa ti ha insegnato), ma è anche il tipo che riceve risposta.
La specificità si applica anche all'oggetto dell'email. "Domanda sul networking" è un oggetto vago. "Feedback sul tuo articolo 'Come gestire il primo colloquio tecnico'" è un oggetto specifico che dice immediatamente perché stai scrivendo. Un oggetto specifico aumenta il tasso di apertura e segnala che non stai mandando email a caso.
3. Brevità come cortesia
Le email lunghe sono difficili da rispondere. Non perché la persona sia pigra - è perché una email lunga richiede una risposta altrettanto lunga, e questo crea una barriera cognitiva che porta a rimandare. La regola che uso: ogni email di networking che scrivo deve stare in 5-7 righe. Non di più. Se ho più cose da dire, le tengo per la risposta - se arriva.
La struttura ottimale che ho trovato per un'email di networking è: (1) chi sei in una riga, (2) perché scrivi in una riga, (3) il valore che offri o la domanda specifica in 2-3 righe, (4) chiusura in una riga che non richiede risposta ma la facilita. Cinque righe in totale. Leggibile in 30 secondi. Facile da rispondere.
4. Il follow-up calibrato
Molte email di networking non ricevono risposta non perché la persona non sia interessata - ma perché l'email è arrivata in un momento di inbox piena e si è persa. Un follow-up educato, dopo 10-14 giorni, aumenta significativamente il tasso di risposta. Il follow-up ideale non è "volevo solo ricordarti la mia email precedente" - è "volevo aggiungere qualcosa che avevo dimenticato" o "da quando ho scritto, ho trovato questo articolo correlato che penso possa interessarti".
Non fare più di un follow-up sulla stessa email. Due email senza risposta sono un segnale chiaro - non forzare oltre.
5. Costruire prima di chiedere
La strategia di networking più efficace che conosco è anche quella che richiede più tempo: creare qualcosa di pubblico e utile prima di cercare connessioni. Un blog, un repository GitHub, articoli su DEV.to o Hashnode, commenti pertinenti sotto gli articoli delle persone che vuoi conoscere. Quando hai qualcosa di pubblico che mostra chi sei e come pensi, le connessioni che cerchi diventano molto più facili - perché la persona che contatti può capire chi sei prima di risponderti.
Cal Newport in Deep Work (ISBN 978-1455586691) descrive questo come "essere così bravo che non possono ignorarti": la presenza pubblica di qualità è il modo più efficace per farsi trovare invece di dover cercare. Non è immediato - richiede mesi, non settimane. Ma è molto più sostenibile del networking evento-per-evento.
6. Mantenere le relazioni nel tempo
Una delle trappole del networking è fare sforzo per costruire connessioni e poi non fare nulla per mantenerle. Una relazione professionale che non viene coltivata nel tempo tende a raffreddarsi - è normale, non è colpa di nessuno. Il problema è che quando poi hai bisogno di quella relazione, riattivare il contatto partendo da freddo richiede uno sforzo simile a quello iniziale, e può sembrare opportunistico.
Il modo per mantenere le relazioni senza essere invasivo è semplice: ogni tre-quattro mesi, manda una email breve con qualcosa di valore - un articolo che sai che interessa alla persona, un aggiornamento genuino su qualcosa che avevate discusso, una risposta a qualcosa che hanno publicato online. Non deve essere lungo. Deve essere specifico e genuino.
Ho un sistema semplice per questo: un documento dove tengo una lista delle persone con cui voglio mantenere contatto, con l'ultima data di interazione. Quando passa più di tre mesi da un'interazione reale, ricevo un reminder e scrivo qualcosa. Non è automazione - è attenzione intenzionale. La differenza tra una rete professionale viva e una rete professionale morta è spesso questa: qualcuno ha fatto lo sforzo di mantenere il contatto attivo nel tempo.
Framework cognitivo
Due framework che mi hanno aiutato a pensare al networking in modo più utile.
Networking come sistema di dare-dare, non dare-avere
Adam Grant nel suo lavoro sui sistemi sociali descrive tre tipi di persone: i "givers" (chi dà senza aspettarsi nulla), i "takers" (chi prende senza restituire), e i "matchers" (chi bilancia dare e ricevere). La ricerca di Grant mostra che i givers - contro l'intuizione - hanno il successo professionale più alto nel lungo periodo, perché costruiscono reti di persone disposte ad aiutarli quando serve.
Il networking che racconto in questo articolo è un'applicazione pratica della filosofia giver: l'obiettivo non è costruire un database di contatti da usare quando si ha bisogno di qualcosa. È costruire relazioni dove il valore scorre in entrambe le direzioni, spesso in modo asincrono - dai senza aspettarti una risposta immediata, e nel tempo ricevi in modi che non avresti previsto.
Email diretta come "deep work" del networking
Newport in Deep Work contrappone il lavoro profondo - concentrato, difficile, di valore alto - al lavoro superficiale - frammentato, facile da fare, di valore basso. Applicato al networking: la maggior parte delle attività di networking convenzionale (LinkedIn, eventi, follow su social) è lavoro superficiale. Non è difficile da fare, ma produce poco valore concreto. L'email diretta e personalizzata è lavoro profondo: richiede attenzione, specificità, riflessione - e produce relazioni di valore molto superiore.
Trattare il networking come un'attività di deep work cambia anche come lo si pianifica: non "devo fare networking nel tempo libero", ma "dedico 30 minuti alla settimana a scrivere due email di qualità". Trenta minuti alla settimana per cinquantadue settimane producono 104 email di qualità all'anno - più di quante la maggior parte delle persone ne scrivono in tutta la carriera.
Il principio della "1000 true fans" applicato alle relazioni professionali
Kevin Kelly nel suo saggio fondativo "1000 True Fans" ha descritto come un creator indipendente non abbia bisogno di milioni di follower - bastano mille persone che seguono genuinamente il lavoro. Il principio si trasferisce al networking professionale con una modifica: non hai bisogno di cento connessioni superficiali - bastano dieci relazioni solide con persone che conoscono davvero il tuo lavoro e che sono disposte a parlarne bene quando viene chiesto loro.
Dieci relazioni solide nel mondo tech producono risultati molto superiori a cento connessioni LinkedIn. Le dieci relazioni ti conoscono abbastanza da fare un referral credibile, da segnalarti a un recruiter in modo specifico ("ho lavorato con questa persona su X e fa Y in modo eccezionale"), da rispondere a una domanda tecnica complessa senza sentirsi sfruttati. Le cento connessioni non ti conoscono abbastanza per fare nulla di utile nella tua ricerca di lavoro.
Costruire dieci relazioni professionali solide nel tech, partendo da zero, richiede dai 12 ai 24 mesi se fatto in modo consistente con le pratiche che ho descritto. Non è immediato. Ma è un obiettivo raggiungibile e molto più concreto di "fare networking".
Letture e risorse
Le risorse sul networking sono in genere di qualità bassa - tendono verso il motivazionale o il manipolativo. Queste sono quelle che trovo genuinamente utili.
Libri fondamentali
- Cal Newport, Deep Work (ISBN 978-1455586691) - Il capitolo sulle connessioni deliberate (a differenza delle connessioni di rete casuali) è rilevante per chiunque voglia costruire una presenza professionale in modo autentico.
- Adam Grant, Give and Take (ISBN 978-0143124986) - Il libro sulla scienza dei givers: perché dare senza aspettarsi ricompense immediate porta a risultati migliori nel lungo periodo. Controintuitivo e ben documentato.
Risorse online
- Brian Rinaldi, "Networking for Introverts" (DEV.to) - Un articolo pratico su come fare networking nel tech da una prospettiva da introverso. Molti punti di contatto con quello che descrivo qui.
- Hashnode, "How to Network as an Introvert Developer" - Prospettive multiple da developer con diversi stili di networking. Utile per capire che non c'è un solo modo corretto.
Il Kit colloquio che ho preparato include una sezione specifica su come spiegare il proprio percorso non-lineare durante un colloquio - compresa la domanda "perché non hai una laurea CS?" con 4 varianti di risposta personalizzabili. Puoi scaricarlo gratuitamente qui sopra.
Community online per developer con background non-CS
- DEV.to - La community di scrittura tecnica più accogliente che conosco per chi è all'inizio. Pubblicare anche un singolo articolo su DEV.to mette il proprio nome in un contesto dove le persone leggono e rispondono. È un punto di ingresso alla visibilità pubblica molto meno intimidatorio di un blog personale.
- Hashnode - Simile a DEV.to, con una community leggermente più internazionale. Utile per articoli tecnici su argomenti specifici - e i maintainer di librerie leggono spesso Hashnode.
- GitBar Podcast (community Slack italiana) - La community italiana più attiva che conosco per developer. Il podcast GitBar ha un canale Slack con alcune centinaia di developer italiani di tutti i livelli. Un punto di ingresso pratico alla scena italiana senza doversi spostare fisicamente.
Prossimo passo nella serie
Questo è il quinto articolo della serie - l'ultimo del blocco io-narratore Federico. I prossimi articoli (dal sesto in poi) cambiano formato: diventano articoli in terza persona con casi reali di persone che hanno fatto la transizione da background specifici. I background coperti nelle prossime settimane sono: giurisprudenza, matematica, economia, filosofia, lettere.
Se vieni da uno di questi background, quei articoli sono scritti per te in modo molto specifico. Se sei arrivato a questo punto della serie con un background diverso - design, scienze politiche, lingue, biologia - stai fermo: il tuo background avrà il suo articolo dedicato nelle settimane successive.
Puoi trovare tutti gli articoli pubblicati nella cornerstone della serie, che viene aggiornata ogni martedì con il nuovo numero.
Vedi anche:
- L'impostor syndrome non finisce mai (ed è normale)
- Cosa avrei voluto sapere quando ho iniziato a programmare
- Cosa farei oggi se ricominciassi da zero come developer
- Il mio errore più grande dopo la laurea CS
Cosa ho imparato scrivendo questo
Questo articolo chiude il primo blocco della serie - cinque settimane di articoli in prima persona su temi trasversali: la sindrome dell'impostore, le cose da sapere all'inizio, il piano operativo per ricominciare, gli errori da non fare, e il networking. Cinque temi che potevano essere cinque articoli separati senza filo conduttore, ma che insieme formano un sistema: dal perché all'come, dalla comprensione all'azione. Scriverli come blocco, con questa sequenza, mi ha costretto a essere coerente in un modo che articoli isolati non avrebbero richiesto. Scriverli mi ha insegnato qualcosa che non mi aspettavo: è molto più difficile scrivere in prima persona in modo utile che in modo interessante. La prima persona è facile da rendere interessante - le storie personali catturano l'attenzione. È difficile da rendere utile: le storie personali funzionano solo se dal racconto di un'esperienza individuale si possono estrarre principi che altri possono applicare nel proprio contesto.
Il filtro che ho usato per ogni sezione di ogni articolo: "Questo è interessante per me personalmente, o è qualcosa che può cambiare il modo in cui il lettore affronta un problema reale?" Le cose che sono solo interessanti ma non cambiano nulla sono rimaste fuori. Quelle che potevano cambiare qualcosa sono rimaste dentro.
Sul networking nello specifico: ho scritto e riscritto la sezione "Difficoltà tipiche" quattro volte, cercando di bilanciare l'onestà sulla difficoltà del networking tradizionale (che è reale) con il non scivolare nella negatività sul settore tech in generale. Il tech ha problemi reali - omogenità culturale, dinamiche di inclusione/esclusione, bias verso certi tipi di background. Ma quegli sono argomenti per un articolo diverso. Questo articolo è su cosa si può fare in modo pratico per costruire connessioni professionali reali, partendo da dove si è. La domanda "cosa posso fare io adesso" è sempre più utile della domanda "cosa non va nel sistema".
Una cosa che ho tolto dalla bozza originale: un paragrafo sui meetup specifici italiani dove ho trovato persone interessanti. L'ho tolto perché sarebbe stato poco utile per chi vive altrove, e perché la scena dei meetup cambia rapidamente - quello che era attivo quando ho scritto potrebbe non esserlo più quando leggi. Ho preferito descriverel'approccio invece del contenuto specifico.
Una cosa che ho capito nel processo di scrittura: il networking via email diretta funziona solo se è genuino. Non si può costruire una strategia di email fredda con template pre-confezionati e aspettarsi i risultati che ho descritto. Il valore delle email che funzionano viene dalla specificità e dall'autenticità - due cose che non si possono automatizzare. Questo è un vantaggio per le persone che vengono da background dove l'attenzione al testo e alla comunicazione è stata allenata per anni - giuristi, filosofi, letterati. Sanno scrivere in modo preciso e calibrato. Quella competenza si trasferisce direttamente nel networking via email.
Questo è il quinto articolo di questa serie. Ho in mente ancora molti temi - sui background specifici, sui career path, sulla ricerca di lavoro in Italia vs Europa vs USA. Se c'è qualcosa che vuoi che io affronti in un prossimo numero, scrivimi: federico@federicocalo.dev.
Ti rispondo. Sempre.
Domande frequenti
Il networking tradizionale non funziona per tutti, soprattutto per chi viene da background non-CS. È vero?
Sì, il networking tradizionale può essere difficile o inadatto per molte persone che non hanno un profilo psicologico specifico.
Le difficoltà nel costruire una rete professionale per chi viene da background non-CS sono specifiche e possono essere nominate con precisione. Quali sono?
Tra le difficoltà ci sono l'assenza di una rete esistente trasferibile, la presenza di porte di accesso meno ovvie, il rumore su LinkedIn e gli eventi di networking ottimizzati per gli estroversi.
Il networking via email diretta è un'alternativa efficace al networking tradizionale. Quali sono le pratiche specifiche che hanno prodotto risultati consistenti?
Le pratiche includono l'utilizzo dell'email come strumento di valore, non di richiesta, e la specificità come forma di rispetto.
Il networking via email diretta è un metodo silenzioso e non richiede di stare in ambienti socialmente densi. È vero?
Sì, il networking via email diretta può essere fatto da qualsiasi luogo e a qualsiasi ora, senza la necessità di interazioni sociali intense.
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